Brainstorming o letteralmente tempesta di cervelli

(“Brainstorming o letteralmente tempesta di cervelli” 120 x 60cm acrilico e mosaico su tela)

Questo quadro è tratto dalla celebre foto che ritrae Mick Jagger e Keith Richards seduti ad un tavolo a villa Nellcote, durante il loro “esilio” in Costa azzurra.
Io immagino così i due che a notte fonda riemergono dalle tenebre come vampiri e si mettono a scrivere una canzone.

Protagonisti sono loro ma anche lo sfondo di apparecchiature elettroniche, i bicchieri, le bottiglie, le cibarie, le sigarette.
Sai perché dovresti avere un quadro come questo nel tuo ambiente?
1. Sei amante del rock che più che un genere di musica è un meraviglioso stile di vita.
2. Pensi che le due rockstar vestite in quel modo siano un’icona di stile ma che da solo il look non sia sufficiente identificare un rocker: certo gli stivaletti neri e un giubbotto di pelle aiutano, i jeans e le t-shirt sono irrinunciabili, ma il rock non è solo questo…
3. Ti affascina la genesi di un’opera d’arte e il guizzo creativo che sta dietro lo scrivere canzoni.
4. Cerchi complementi d’arredo unici e che ti rappresentino e questo quadro riflette in pieno la tua personalità.
5. Ti piace l’effetto black and white ed anche il mosaico che riflette la luce e qui puoi avere entrambi gli effetti!

Non so cosa rappresenti per te uno stile di vita rock & roll ma ti spiego in due parole che cosa è per me…
Gli “altri” sono quelli che ascoltano pop, che si accontentano di ballare, che non sanno che la prossima canzone potrebbe essere quella in grado di farci fare un salto in avanti e cambiare la giornata che stiamo vivendo.
Noi” anche se vestiti in maniera tradizionale e senza una capigliatura eclatante, apparentemente siamo come tutti gli “altri”, ma il nostro cuore batte a un ritmo differente, detestiamo l’ovvietà e
preferiamo la sorpresa, necessitiamo di una dose di musica forte e continua, amiamo la compagnia e gli amici, la nostra “banda” e siamo alla perenne ricerca di viaggi, da perfetti “cittadini del mondo” e ovviamente di concerti in locali dove si suona musica dal vivo.

Ma tornando ai nostri due rocker, per capire meglio come siano diventati l’emblema stesso del rock e come abbiamo dato il via alla loro vastissima produzione musicale in cui, per chi non lo sapesse,
Keith componeva la melodia e Jagger i testi, ho scelto di usare le parole dello stesso Keith che diceva di se’:
“Cosa sarei diventato se non mi fossi unito ai Rolling Stones? Un fannullone, ma di gran classe!”(1964).

“Sovversivi? Certo che siamo sovversivi. Ma se qualcuno crede davvero che si possa iniziare una rivoluzione con un disco si sbaglia. Mi piacerebbe poterlo fare. Siamo più sovversivi quando ci esibiamo dal vivo.”(1969).
“Ho chiesto spesso a Mick perché volesse diventare una stella del cinema. E lui: ‘Vedi, Keith, tu sei un musicista e questa è una cosa di per sé completa, io invece non suono niente”. Gli ho replicato
che chiunque balli e canti come lui non ha bisogno di fare nient’altro. Ma non è d’accordo.” (1969).

“Sarebbe ridicolo se registrassi un album da solo. Suonerebbe come un disco degli Stones senza Mick che canta.” (1974).

“Bene, ora è uscito il mio singolo da solista, sopra c’è scritto Keith Richards, con la “s”, e la gente si chiede: perché ha cambiato nome? Beh, è questo il mio vero cognome, la “s” me la fece perdere
Andrew Loog Oldham per il capriccio di un attimo. “Richard” gli suonava meglio.” (1979).

“Non è stato Chuck Berry il primo chitarrista elettrico a spingermi a prendere in mano lo strumento, fu il secondo. Il primo fu Scotty Moore, il chitarrista di Elvis. Baby Let’s Play House, I’m Left You’re Right She’s Gone, Mystery Train… non mi stanco mai di riascoltarle…” (1979).

“Mai e poi mai, se i Beatles non fossero esistiti, i Rolling Stones avrebbero potuto avere l’impattoche hanno avuto. Furono i primi inglesi a sfondare negli Stati Uniti. Come noi, riportarono al mittente cose che il mittente stesso ignorava  di averci spedito in primo luogo. Il pubblico americano bianco, per via della rigida separazione che c’era fra le radio che trasmettevano country e pop e quelle della gente di colore, di musica nera ne sapeva molto meno di noi. Gli vendemmo esattamente quello che si ostinava a ignorare se erano i neri di casa sua a produrlo.” (1983).

“Eric Burdon ha scritto nella sua biografia che il motivo per cui una generazione di giovani inglesi iniziò a suonare è perché rendeva facile rimorchiare. Sarà stato magari vero per lui, ma non fu quella la ragione per cui nacquero i Rolling Stones. Non ci giravano intorno molte ragazze – e quelle poche non erano tipi da suscitare certi interessi. L’avessimo fatto per le ragazze, avremmo suonato musica pop nel circuito delle sale da ballo. […] Ma l’unica cosa che ci interessava era diffondere il verbo del rhythm’n’blues. Ci sentivamo sul serio come dei predicatori. Fu soltanto
quando il successo del primo disco ci fece abbandonare il circuito dei club che certi “vantaggi”offerti dalla nostra professione ci divennero chiari.” (1983).

“Per me, agli inizi della carriera dei Rolling Stones, scrivere canzoni era il lavoro di qualcun’altro. Il mio era suonare la chitarra ed era anche l’unica cosa che volessi fare. Non avevo mai pensato che avrei scritto canzoni più di quanto pensassi che sarei diventato un fisico nucleare. Quello che mi
fece capire Andrew, ed è una cosa in cui credo assolutamente, è che se sai suonare uno strumento sei anche in grado di scrivere canzoni.” (1986).

Scrivere canzoni ti fa essere come un apparecchio radioricevente. Ti metti seduto, alzi un dito in aria e la canzone arriva. Sei come un medium. Credo che le canzoni siano intorno a noi. È solo questione di essere ricettivi e pronti a raccoglierle. Perché per la maggior parte si scrivono da sole una volta che hai qualcosa da cui cominciare. Una volta iniziato è un processo irreversibile, che puoi aiutare e seguire, ma non controllare.” (1986).

Satisfaction è stata l’unica volta che mi sono svegliato e avevo qualcosa di pronto in mente. Ed è stato bellissimo, perché quella notte ero stanco morto. Ero in un albergo, con un piccolo registratore nella stanza. Ho iniziato a registrare, ho preso la chitarra, ho suonato quella sequenza
una o due volte e poi sul nastro si sente che mollo tutto, e il resto della cassetta sono io che russo. Il mattino seguente l’ho riascoltato. C’erano circa due minuti di musica, due minuti di chitarra acustica con questo riff ancora molto grezzo, e poi io che russo per quaranta.” (1986).
“Scrivere canzoni? Se vuoi chiamarla arte, okay. Ma per quanto mi riguarda, Art è solo il diminutivo di Arthur.” (1986).

“Noi” non abbiamo dubbi che la loro sia arte…
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