Banditi

Adoro i mugshot famosi, testimonianze uniche della vita delle grandi rockstar e delle loro epoche storiche, e da qui l’idea di “Banditi parte I-II-III- IV) dove il mosaico in vetro opalino iridescente va a impreziosire la tela in bianco e nero, a sottolineare con il suo luccicchio l’aurea di celebrità che aleggia intorno a quasti musicisti ribelli, di cui l’arresto è quasi un coronamento.

“Banditi parte I- Morrison” (60×60 cm mosaico e acrilico su tela) trae spunto dal celebre arresto di Jim Morrison, l’1 Marzo del 1969. Il Leader carismatico e frontman della band statunitense The Doors, si era, pare, ma non è confermato dalle testimonianze, denudato sul palco. Denunciato per atti osceni in luogo pubblico, non si era presentato in aula per affrontare il caso. Ma cosa ci si aspetta da James Douglas, per tutti “Jim” Morrison, il “profeta della libertà” e poeta maledetto, una delle figure più seducenti della storia della musica e uno dei massimi simboli dell’inquietudine giovanile? A noi piace ricordarlo così, in preda alla foga del rock, all’alcol e alla sua ansia di libertà.

Con “Banditi parte II – Jagger ” (60 x60 cm acrilico e mosaico su tela) siamo nel 1967 e Jagger, il frontman dei Rolling Stones viene arrestato in Inghilterra, insieme al compagno di avventure Keith Richards, con l’accusa di possesso di sostanze stupefacenti. Il loro arresto, ed il conseguente processo dei Rolling, segnano indelebilmente le cronache dell’epoca, si tratta forse del processo rock per eccellenza degli anni Sessanta.
Per la cronaca i due vengono condannati, Jagger a tre mesi e Richards ad un anno, ma all’appello sono assolti e Jagger trascorre una sola notte in cella, nella prigione londinese di Brixton. Ma quella notte basta a Jagger per essere immortalato, come ogni rockstar che si rispetti, in questa celebre foto segnaletica del 1967.

E poteva mancare proprio lui, Jimi Hendrix arrestato per possesso di droga? Certo che no, ed ecco l’idea per “Banditi parte III- Hendrix” (60 × 60 cm acrilico e mosaico su tela), interpretazione della celebre foto segnaletica del 1969 battuta all’asta per 14.000 dollari nel 2006.
La storia narra che nel 1969, dopo una breve detenzione all’Aeroporto Internazionale di Toronto, a causa di una piccola quantità di eroina trovata nel suo bagaglio, Hendrix fu rilasciato. Nel processo riuscì a convincere la corte della sua innocenza affermando che quella droga sarebbe stata messa nella valigia a sua insaputa. Il suo manager affermò che i fans avevano omaggiato l’artista più volte a sua insaputa e che, spesso, si sarebbe trattato proprio di droga. In seguito, Jimi dichiarò: “Il Canada mi ha fatto il miglior regalo di Natale che abbia mai ricevuto”.

La celebrità certamente rimarrà sempre un desiderio per tanta gente comune che si farebbe, credo, persino arrestare se questo significasse l’ingresso nell’olimpo delle star (ovviamente è stato già ideao un reality estremo a tema carcere ;-)…) e non può non venire alla mente la citazione profetica di Andy Warhol “Ognuno avrà il suo quarto d’ora di celebrità”, quasi un imperativo al quale nessuno vuole sottrarsi. Frase profetica soprattutto oggi, nell’epoca di esplosione dei social media. Seguendo questa intuizione nasce l’ultima opera della composizione “The next could be you”, dove un gerico profilo Facebook aspira a raggiungere la fama, ad ogni prezzo, carcere incluso…

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Inside me

(“Inside me”- 120×70 cm acrilico e mosaico)

Quest’opera è stata pensata per la prima mostra collettiva del Movimento arte spirituale presentata a Ravenna e dedicata all'”Invisibile”. Rappresenta un viaggio negli abissi della nostra psiche quasi a perderne il controllo, il rischio terribile e spaventoso a cui tutti siamo esposti che rende tangibile la nostra fragilità.

Scavando nel subconscio alla ricerca delle proprie ombre si viene risucchiati in una sorta di delirio psichedelico e gioco di illusione, ma è soltanto andando in profondità nel proprio io e affrontando queste parti nascoste che è possibile vedere e ritrovare se stessi.